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Artissima Questions and Answers | 7: Samuel Gross, João Laia, Charlotte Laubard

13 Ottobre 2017 Journal News

Settimo appuntamento con Artissima Questions and Answers. Oggi intervista tripla con i membri del comitato di selezione della sezione Present Future: Samuel Gross, João Laia, Charlotte Laubard. 


Quando eri bambina, cosa volevi fare da grande?
Samuel Gross: Alberto Tomba.
João Laia: Grandi classici: astronauta, veterinario, archeologo (hello Indiana Jones!).
Charlotte Laubard: Scoprire il mondo.

Cosa ti ha spinto a lavorare nel mondo dell’arte?
Samuel Gross: La mia macchina …
João Laia: È stato un insieme di situazioni più che una decisione ben definita. Il mio interesse per le scienze sociali mi ha portato al mondo dell’arte, uno spazio privilegiato di investigazione e sperimentazione.
Charlotte Laubard: Perché è l’unico luogo dove tutto può essere messo in discussione. Niente è per sempre.

Con quale artista storico prederesti volentieri un drink e dove?
Samuel Gross: Francis Picabia al Caffè Sicilia di Noto.
João Laia: Andy Warhol, all’inizio / metà degli anni 70, in qualche posto a Manhattan.
Charlotte Laubard: Con Allan Kaprow in un piccolo bar dell’East Village.

Cosa ti interessa di più di un artista emergente?
Samuel Gross: La sua macchina … 🙂
João Laia: La stessa cosa che mi colpisce in ogni artista: la capacità di far luce dove prima c’era il buio.
Charlotte Laubard: L’abilità di vedere le cose in una maniera differente; non parlo di capacità di innovare, quanto piuttosto di capacità di interpretare la realtà da un prospettiva diversa.

Cos’è l’Arte in 10 parole?
Samuel Gross: L’arte è morbidezza.
Charlotte Laubard: Un reame cognitivo dove negoziare con la propria soggettività.

Qual è il tuo libro d’arte preferito?
Samuel Gross: Autoritratto di Carla Lonzi.
João Laia: Attualmente Bifo è uno degli scrittori che sto leggendo di più insieme a Jonathan Crary.  Torno anche spesso a leggere Damaged Environments di Jussi Parikka e Neo-Materialism di Joshua Simon.
Charlotte Laubard: Bella domanda! Uno dei miei preferiti è il catalogo della mostra “Szenen der Volkskunst” (Kunstverein Stuttgart, 1981). Parte della fascinazione per questo testo sta nel fatto che, non parlando tedesco, resto rapita dalle immagini, sospesa nel dubbio di non comprenderne a pieno il significato.


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