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#ArtissimaLive. Per4m e performance

6 Novembre 2015

Parliamo con Simone Menegoi della sezione di Artissima Per4m e anche di performance…

Perché una sezione di performance in una fiera d’arte?

Ideata da Sara Cosulich Canarutto, questa sezione pionieristica è nata per andare incontro a una tendenza del mercato dell’arte contemporanea che è relativamente nuova: la tendenza per la quale le performance sono oggetto di collezionismo, non, come è consueto fin dagli anni Settanta, attraverso la documentazione (video, fotografia, installazione, eccetera) ma in quanto eventi dal vivo che possono essere ricreati sulla base di istruzioni.

E’ relativamente da poco, poco più di un decennio, che questa modalità si è diffusa abbastanza da costituire un fenomeno, qualcosa da osservare e valutare.

Nel testo di presentazione dello scorso anno, Sara Cosulich Canarutto citava il 2005 come data simbolica di inizio del fenomeno, perché è nel 2005 che la Tate Modern di Londra acquisì due performance per la collezione permanente: This is propaganda (2002) di Tino Sehgal – caposcuola di questa nuova modalità di concepire la trasmissione della performance – e Good Feelings in Good Times (2003) di Roman Ondák. Il dato nuovo è che la Tate acquisì queste opere come performance che il museo può rimettere in scena quando vuole, seguendo le indicazioni dell’artista. Ovviamente parliamo di un tipo di performance i cui attori sono relativamente intercambiabili, e che può essere quindi ripresa e tramandata; un po’ come – è uno dei miei esempi preferiti – l’esecuzione di una sinfonia, che non dipende da uno specifico direttore o da una determinata orchestra. Non è la performance del body-artist alla Gina Pane, in cui la presenza fisica dell’artista è, secondo me, indispensabile.

Michela Arfiero

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