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No other Earth

La Nave Spaziale Terra è un sistema vivo, i cui equilibri vanno valutati con attenzione. Uno sguardo su opere e artisti che mostrano diverse possibilità di rapporto con l’ambiente naturale.

Tappa 01

BREMOND CAPELA

Corridoio Fucsia 5

02.40

Tappa 02

SIES+HÖKE

Corridoio Giallo 3

05.31

Tappa 03

ROSA SANTOS

PF 10

08.26

Tappa 04

LIA RUMMA

D 1

11.25

Tappa 05

CRISTINA GUERRA

BTTF 6

14.05

Home

Tappa 01

BREMOND CAPELA

Corridoio Fucsia 5

02.40

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SIES+HÖKE

Corridoio Giallo 3

05.31

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Step 01, Bremond Capela, Corinna Gosmaro

Step 01, Bremond Capela, Corinna Gosmaro

Step 01, Bremond Capela, Corinna Gosmaro

Step 01, Bremond Capela, Corinna Gosmaro

Step 02, SIES+HÖKE, Julius Von Bismarck

Step 02, SIES+HÖKE, Julius Von Bismarck

Step 02, SIES+HÖKE, Julius Von Bismarck

Step 02, SIES+HÖKE, Julius Von Bismarck

Step 03, Rosa Santos, Marina González Guerreiro

Step 03, Rosa Santos, Marina González Guerreiro

Step 03, Rosa Santos, Marina González Guerreiro

Step 03, Rosa Santos, Marina González Guerreiro

Step 04, Lia Rumma, Michele Guido

Step 04, Lia Rumma, Michele Guido

Step 04, Lia Rumma, Michele Guido

Step 04, Lia Rumma, Michele Guido

Step 05, Cristina Guerra, Antoni Muntadas

Step 05, Cristina Guerra, Antoni Muntadas

Step 05, Cristina Guerra, Antoni Muntadas

Step 05, Cristina Guerra, Antoni Muntadas

Trascrizione

Introduzione

Buongiorno, benvenuti ad Artissima 2025! Questo è il progetto dell’audioguida e state ascoltando la traccia numero 5, intitolata Nessun’altra Terra, dedicata a opere e artisti che esplorano modi diversi di relazionarsi con l’ambiente naturale e le risorse. 1997: prima di interpretare la Sposa in Kill Bill di Quentin Tarantino, un film che è diventato un classico di culto ancor prima della sua uscita nelle sale, Uma Thurman ha interpretato la villain Poison Ivy nel film di supereroi Batman & Robin, diretto da Joel Schumacher. Pamela Isley è un’ecologa che lavora per una multinazionale, la cui ricerca è sfruttata segretamente nella produzione illegale di una tossina capace di modificare e potenziare il corpo umano. Quando lei lo scopre, l’azienda cerca di ucciderla seppellendola sotto veleni e sostanze chimiche. Riesce comunque a sopravvivere, ma si trasforma in una creatura mortale capace di uccidere con un solo bacio avvelenato. Con capelli rosso magenta, trucco appariscente e abiti verdi ispirati all’edera rampicante, Poison Ivy è una moderna Madre Natura, decisa a sterminare la razza umana per stabilire la supremazia mondiale di piante e vegetali. Ok, il film non sarà il più memorabile della saga di Batman, ma ci piaceva l’idea di iniziare così questa audioguida per rassicurarvi: a differenza dell’ecoterrorista Poison Ivy, gli artisti presenti alla fiera offrono intuizioni, idee e riflessioni su come vivere in armonia con la natura. Esattamente un anno fa, in concomitanza con la fiera, il Castello di Rivoli, uno dei principali musei italiani per la ricerca contemporanea, ha inaugurato Mutual Aid, una mostra curata dal direttore Francesco Manacorda e Marianna Vecellio incentrata sul rapporto di collaborazione tra arte ed elementi naturali. La mostra prendeva spunto dalle teorie del filosofo russo Pëtr Kropotkin, secondo il quale, in uno scenario instabile e con risorse limitate, la collaborazione tra le specie è l’unica possibilità di sopravvivenza. Ispirandosi a questi concetti, quest’anno Artissima è un Manuale d’Uso per l’Astronave Terra, per intraprendere un viaggio alla scoperta di artisti poliedrici e immaginativi, profondamente connessi all’ambiente che li circonda. Siete pronti a scoprirli tutti? Queste audioguide sono state sviluppate per Artissima dai mediatori di Arteco. Questa traccia è stata scritta e curata da Daniele Licata. Siamo pronti a partire! Mettete in pausa il lettore e dirigetevi alla galleria Bremond Capela, situata nella sezione New Entries, corridoio fucsia, stand 5, per iniziare la nostra visita. Premete play una volta arrivati. Vi aspetto!

Tappa 01

Siamo nella sezione New Entries, presso lo stand della galleria Bremond Capela di Parigi. Vi presentiamo l’opera di Corinna Gosmaro. La leggenda narra che il pittore britannico William Turner, una delle figure più importanti del Romanticismo, si fece legare all’albero maestro di una nave per quasi 24 ore per studiare da vicino il mare sferzato dal vento e rappresentarlo il più accuratamente possibile nei suoi dipinti. Che sia vero o meno, il risultato finale è passato alla storia, con opere che catturano le caratteristiche – compresa l’atmosfera – della natura. I percorsi sono diversi, ma osservando il lavoro di Corinna Gosmaro, esposto dalla galleria parigina Bremond Capela nella sezione New Entries, vediamo somiglianze formali e lo stesso interesse nell’indagare scientificamente la natura. Nata a Savillan, in Italia, nel 1987, Gosmaro si è formata all’Accademia di Belle Arti di Torino. Il suo approccio consiste nel dissezionare la realtà circostante, solo per scoprire che il risultato finale è una stratificazione di questioni legate alla biologia e alle neuroscienze, alle culture ancestrali e alla psicologia. Dal punto di vista dei materiali, Gosmaro ama lavorare con filtri industriali, che penetra con colori a olio e bombolette spray. La pittura attraversa le maglie dei filtri, rivelandoci che un dipinto non è mai solo una superficie: proprio come nel nostro cervello, le idee e i ricordi emergono dopo aver attraversato diversi strati neurali. Alternando toni scuri a sfumature luminose, i suoi dipinti assomigliano talvolta a suggestivi orizzonti o a cupe esplosioni: in ogni caso, ci interrogano – ogni volta – su cosa sia un paesaggio. Uno dei principi che ispirano l’artista è legato alle neuroscienze ed è la cronestesia, ovvero la capacità di ricostruire mentalmente eventi personali del passato, insieme alla capacità di immaginare possibili scenari futuri. Insomma, la capacità di “viaggiare nel tempo”, una visione interiore, che Gosmaro traduce in uno stato d’animo presente e assente, figurativo e astratto. Proprio per questo motivo, le sue opere non sono mai “istantanee”; al contrario, sono alla continua ricerca di trasformazione. Nel 2019 Corinna Gosmaro ha dichiarato: “Mi chiedo costantemente perché dipingo, perché ritengo che la risposta sia molto misteriosa. E se decidi di non dipingere, ugualmente devi chiederti perché.” Abbiamo completato la nostra prima tappa. Mettete in pausa il lettore e dirigetevi da SIES+HÖKE, situata nella Main Section, corridoio giallo, stand 3. Premete play una volta arrivati. Vi aspetto!

Tappa 02

Siamo nella Main Section, presso lo stand di SIES+HÖKE, una galleria di Düsseldorf. Vi presentiamo l’opera di Julius Von Bismarck. Negli ultimi dieci anni, la città di Torino ha avuto l’opportunità – sempre in occasione di Artissima – di conoscere a fondo l’opera dell’artista tedesco Julius Von Bismarck: nel 2023, ad esempio, la Pinacoteca Agnelli ha presentato "Die Mimik der Tethys", un’enorme boa che galleggia in alto sopra la rampa a spirale dell’ex fabbrica FIAT nell’iconico edificio del Lingotto. Nato a Breisach am Rhein, in Germania, Von Bismarck è presentato dalla galleria Sies+Höke di Düsseldorf. Le sue opere sono spesso di grandi dimensioni, dal sapore mitologico; il suo approccio, a metà strada tra l’artista contemporaneo e lo scienziato, indaga su come l’essere umano percepisce e racconta la natura. Nel 2015 inizia la serie Landscape Paintings, che si concentra proprio su questo tema. Le fotografie di "Fire with Fire", ad esempio, immortalano gli incendi nelle foreste tedesche, svedesi e californiane, documentando gli effetti devastanti che provocano. Riflettendo verticalmente le immagini al centro, Von Bismarck richiama le macchie di inchiostro dello psicoanalista Hermann Rorschach, collegate al famoso test psicologico per l’indagine della personalità, e soprattutto produce una nuova immagine seducente che distoglie momentaneamente la nostra attenzione dai disastri provocati dall’uomo. Ad Artissima, possiamo osservare due fotografie scattate in un recente servizio fotografico che l’artista ha realizzato a Los Angeles nel novembre 2024. In un periodo in cui i paesaggi locali erano stati devastati da incendi violenti, l’artista ha scattato alcune fotografie della natura dopo il disastro. Questa è una delle pochissime occasioni in cui l’artista non ha modificato o trasformato nulla: si è limitato a fotografare l’ambiente così com’era, trovando un equilibrio preciso e precario tra bellezza e catastrofe. Come afferma lo stesso Von Bismarck, “Penso che il significato della parola ‘natura’ sia cambiato molto negli ultimi 10, 100 o 1.000 anni, e sto cercando di capire cosa sia. L’arte ha una grande responsabilità, se pensiamo al Romanticismo o alla pittura di paesaggio. Credo che il segreto non sia mostrare immagini, ma piuttosto movimenti, per trasmettere come questo sistema sia, in realtà, una trasformazione continua”. Abbiamo completato la nostra seconda tappa. Mettete in pausa il lettore e recatevi alla galleria Rosa Santos, situata nella sezione Present Future, stand 10. Premete play una volta arrivati. Vi aspetto!

Tappa 03

Siamo nella sezione Present Future, presso lo stand della galleria Rosa Santos, che si trova a Valencia. Vi presentiamo l’opera di Marina González Guerreiro. Voce unica nel panorama intellettuale mondiale, il biologo, scrittore e paesaggista francese Gilles Clément ha dedicato la sua intera carriera ai giardini. Ispirandosi al vero giardino di casa sua in campagna, ha sviluppato una vera e propria filosofia strutturata, in cui le piante ci insegnano a migrare, a essere orgogliosamente improduttive, a creare organizzazione politica. I lavori di Marina González Guerreiro, esposti dalla galleria Rosa Santos di Valencia, assomigliano molto alle aree verdi, in cui piccoli oggetti e presenze delicate suggeriscono universi sconfinati. L’artista, nata a A Guarda, in Spagna, nel 1992, realizza installazioni di grandi dimensioni in cui il rapporto con l’ambiente incontra il tempo. I materiali sono spesso effimeri: corda, cera, acqua, sabbia, ceramica. Sembrano elenchi di simboli in cui anche ciò che sembra un dettaglio casuale è in realtà un messaggio. La scala, ad esempio: un elemento che è un invito alla fuga, ma anche un aiuto per sbirciare, per osservare meglio. Oppure il ponte, come quello che ha presentato nel 2022 a Buen Retiro, la sua mostra alla Casa Encendida di Madrid. Un ponte non è solo un’opera architettonica, ma anche una connessione, un modo di essere, di porsi al centro di qualcosa. L’ispirazione viene dal ponte di corda Q’eswachaka, situato sul fiume Apurímac vicino a Cuzco, in Perù. Una struttura sulla quale ogni anno tre comunità indigene si incontrano per rinnovare la corda dopo la stagione delle piogge, ridando nuova vita a ciò che si era deteriorato. A metà strada tra un set di Peter Greenaway e uno di Sofia Coppola, le installazioni di Marina González Guerreiro introducono un tempo sospeso, che prende la forma dei ricordi di molte persone alla ricerca di un luogo tutto loro. Le sue opere non sono solo destinate a essere osservate, ma a essere attraversate camminandoci dentro, una metafora del mutare delle stagioni, dell’infanzia che si trasforma in età adulta, di ricordi che è più probabile siano immaginati. Le opere di González Guerreiro sono caratterizzate da una moltitudine di oggetti: gadget, giocattoli, piastrelle, fiori, clessidre, fili e ruote. Forse, però, più che opere d’arte, sono amuleti, capaci di evocare un futuro incerto e, allo stesso tempo, di portare fortuna. Abbiamo completato la nostra terza tappa. Mettete in pausa il lettore e recatevi da Lia Rumma, situata nella sezione Disegni, stand 1. Premete play una volta arrivati. Vi aspetto!

Tappa 04

Siamo nella sezione Disegni, presso lo stand della galleria Lia Rumma, che ha sede a Napoli e a Milano. Vi presentiamo l’opera di Michele Guido. Quando la dea greca Era si preparò per il suo primo incontro con Zeus, si cosparse i capelli di olio d’oliva profumato: si dice che la fragranza fosse così abbondante che il cielo, il mare e la terra furono inebriati dal profumo che lasciava dietro di sé. Per gli antichi Greci, l’albero venne sin da subito visto come sacro, un dono prezioso. Ad Artissima, l’olivo è presentato in una cornice diversa: quella proposta dall’artista italiano Michele Guido, esposto nella sezione Disegni dalla galleria Lia Rumma, con sede a Napoli e Milano. Nato ad Araldo, in provincia di Lecce, nel 1976, Guido è un osservatore dei fenomeni naturali. I suoi disegni, realizzati con l’antica tecnica del frottage, vogliono raccontare e denunciare un fenomeno contemporaneo legato alla diffusione di un batterio, la Xylella Fastidiosa, comparso tra il 2008 e il 2010 nelle campagne salentine, zona di nascita dell’artista. Trasportata da una pianta all’altra dall’insetto vettore noto come “Sputacchina”, la Xylella ha portato alla morte di oltre 21 milioni di alberi d’ulivo in quindici anni. Questa dinamica ha avuto un enorme impatto sul paesaggio, già compromesso dall’agricoltura intensiva e dai pesticidi. Questa emergenza ecologica ha ispirato Michele Guido a realizzare una serie di disegni ricavati dal frottage di sezioni di alberi carbonizzati. L’opera finale è il risultato dell’assemblaggio di più fogli di carta, e il movimento della matita sul legno è un gesto di cura che cerca anche di comprendere le ragioni del fenomeno. Ad Artissima, le opere dell’artista sono esposte vicino a legni provenienti da veri tronchi di ulivo, modellando lo spazio per dare ai visitatori l’impressione di essere nel campo originale dove è stato realizzato il frottage. I disegni assumono così l’aspetto di un’installazione e lo stand diventa una protesta silenziosa. Per Michele Guido, figlio di un agricoltore, campi e giardini sono habitat familiari, luoghi di incontro tra razionalità umana e natura. Le piante e gli alberi sono vere e proprie opere d’arte e costituiscono quel museo ideale che è il paesaggio: solo favorendone la crescita possiamo arginare, e forse fermare, il corto circuito che è il dominio dell’essere umano sull’ambiente. Abbiamo completato la nostra quarta tappa. Mettete in pausa il lettore e dirigetevi da Cristina Guerra, situata nella sezione Back to the Future, corridoio bianco, stand 6. Premete play una volta arrivati. Vi aspetto!

Tappa 05

Siamo nella sezione Back to the Future, presso lo stand di Cristina Guerra, una galleria di Lisbona. Vi presentiamo l’opera di Antoni Muntadas. Nato a Barcellona nel 1942 e presentato ad Artissima dalla galleria Cristina Guerra di Lisbona, Antoni Muntadas si è sempre espresso attraverso un’ampia gamma di media, dal video all’arte pubblica, dalla stampa alla televisione. Nel 1971 si trasferisce a New York, dove vive tuttora: un dettaglio apparentemente secondario, ma in realtà fondamentale per comprendere la sua presenza in questa audioguida. Proprio come la natura riesce a espandersi nel tessuto urbano, così anche per l’artista vivere in movimento è un atto inevitabile e politico che, dalla prospettiva di un estraneo, permette di osservare la società con uno sguardo critico. Secondo Muntadas, ogni volta che si afferma un nuovo media, si formano aspettative sul suo potenziale creativo, ma alla fine queste vengono inesorabilmente soffocate da meccanismi politici e industriali. Nella sua opera video Listening, del 2005, parte della serie On Translation, questi aspetti influenzano il rapporto tra gli esseri umani e i telefoni cellulari, oggetti che hanno rivoluzionato la comunicazione ma hanno anche compromesso il nostro dialogo con gli altri. Vediamo uno spazio semi-esterno, una specie di cortile interno appartenente a un edificio non specificato, che potrebbe benissimo essere un centro commerciale oppure un museo. Vediamo un gruppo di persone entrare in questo spazio aperto da entrambe le estremità, per parlare al cellulare, muovendosi in cerchio in un’area ristretta, riuscendo così a preservare un po’ di spazio personale dagli altri utilizzando questo non-luogo di passaggio come una cabina telefonica all’aperto. Il rumore di fondo impedisce di ascoltare le loro conversazioni. Questo progetto è legato a una delle dicotomie più frequentemente esplorate da Muntadas: il rapporto tra pubblico e privato. In Selling the Future, una serie iniziata nel 1982 e conclusa nel 2006, l’artista ha composto un collage ideale di slogan provenienti dal mondo aziendale della tecnologia, delle telecomunicazioni e dell’energia. L’opera riflette su come il concetto di futuro venga commercializzato dalle aziende utilizzando strategie simili, mettendo un concetto cruciale allo stesso livello di qualsiasi altro prodotto. In questo modo, ci fa riflettere su come il capitalismo modelli le idee che popolano le nostre menti. Abbiamo completato la nostra quinta e ultima tappa: speriamo che vi sia piaciuta! Se desiderate un’altra prospettiva sulla fiera, tornate al Punto Informazioni o alla pagina di selezione delle audioguide e scegliete un altro podcast. Godetevi Artissima e arrivederci all’anno prossimo!

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