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Ketchup Drool: DORA GARCIA

28 Ottobre 2016

Dora Garcia vive e lavora a Barcellona. Ha studiato Arti Visive all’università di Salamanca e alla Rijksakademie di Amsterdam. Utilizzando diverse forme espressive – performance, video, web, scrittura, e installazioni – Dora Garcia indaga le condizioni che determinano la ricezione all’interno di un determinato contesto, focalizzandosi sulle nozioni di durata, accesso e leggibilità. Le sue performance creano un’ambivalenza tra finzione e accadimento spontaneo. Nel contesto delle arti visive, usa gli spazi espositivi come piattaforma per indagare la relazione tra il visitatore, l’opera d’arte e il luogo, lasciando che i visitatori diventino spesso protagonisti del lavoro, in alcuni casi coscientemente, in altri no. Garcia esplora anche il potenziale politico delle figure marginali: l’outsider, il fuorilegge, l’espulso,altrettanti omaggi a figure eccentriche e ad anti-eroi.

 

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Dora Garcia, The Breathing Lesson, 2011
(cliccare sull’immagine per guardare il video)

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Il y a un trou dans le réel. Intervista con Dora Garcia di Vanessa Ignoti, Juliet Magazine, 2016

Quella di Dora Garcìa è una ricerca nel suo più vasto ideale connotativo, innescata per la conoscenza dei processi determinanti che si intrecciano nella visione della realtà antropologica. Una ricerca attiva, uno studio volitivo, denso di una programmazione coordinata e al contempo aleatoria, che si addentra nello scandaglio delle relazioni continue tra individuo fisico e lo spazio a sé circoscritto, determinato da forme strutturali della società quali l’istituzione, la politica, l’educazione, il ruolo, il linguaggio, la condivisione. Scavando la realtà dell’essere umano nelle varie applicazioni, l’uomo ‘adattato’, forse non più cosciente e consapevole della realtà, è ricondotto alla re-esperienza di un sentimento di appartenenza e co-abitazione. Quella di Dora Garcia è un’intenzione a un bisogno di comprensione e risoluzione, per sempre dispiegata alla variabile della natura dell’individuo, che converge in un infinito percorso sperimentale e forse mai possibilmente appagabile.

L’artista spagnola, ramifica la propria operazione utilizzando numerosi mezzi e forme espressive, dal video, alla scrittura, all’installazione e in particolare modo alla performance, la quale erige a traduttore di tonalità concettuali, per l’apertura a un idealismo oggettivo, per il superamento di un solipsismo mentale e corporale finalizzato alla riappropriazione di una condizione comune. Influenzata dalla stesse metodologie, funzioni e forme ideali di artisti concettuali come Dan Graham, o del pensiero esistenzialistico d’indagine di Antonin Artaud, Garcia implica le stesse necessità analitiche alla dimensione propria del suo lavoro artistico. Legata a una funzionalità d’interazione, di reversibilità, di esistenza e di possibilità, la sua azione è viva, richiedente partecipazione attiva, una messa in gioco dell’ambiente o di un tessuto di relazioni organico, privo di sensi di giudizio o inibizioni dettate da pre-stabilizzazioni culturali, invitando tramite una sorta di rituale a una ‘ri-generazione’ come effetto di comprensione sensoriale. Nella performanceL’inadeguato, presentata al Padiglione della Spagna alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, l’opera si è fatta spettacolo, sospesa sulla soglia tra finzione e rappresentazione, rispecchiando una sensazione di precarietà, instabilità e transizione, emblema del rifiuto di una staticità espositiva e della figura dell’artista come monolite. Importante per il lavoro di Garcia anche la documentazione letteraria, che propone motivi di ri-elaborazione profondamente legati al linguaggio, come nell’opera-video The Joycean Society (2012-2013), dove la produzione e la condivisione di conoscenza è ottenuta nella devozione alla gnoseologia di un gruppo che da oltre trent’anni legge lo stesso libro (Finnegans Wake di James Joyce).

 

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Dora Garcia, The Joycean Society, 2013

The Joycean Society, opera video di Dora Garcia, dedicata a un gruppo di lettura di Finnegans Wake di James Joyce e alla micro-società costituita da studentiammiratori del ‘libro più difficile del mondo‘, rappresenta un ulteriore tassello nella ricerca di Garcia su Joyce e sul suo fondamentale contributo alla cultura contemporanea. Un gruppo di persone ha letto un libro insieme per trent’anni. Lo hanno letto e riletto, ed ogni volta questo viaggio dalla prima all’ultima riga è durato undici anni. Quando raggiungono l’ultima parola, un “the” molto enigmatico, ripartono dalla prima parola, “riverrun“. Il testo sembra inesauribile, le interpretazioni infinite, la sua natura mai conclusiva. Il mondo sembra cessare di esistere fuori dalla stanza di lettura o, forse, esiste proprio in virtù di quella. Dora Garcia racconta: “Ho ritrovato inThe Joycean Society e nel cuore della ricerca sui gruppi di lettura di Finnegans Waketemi su cui stavo lavorando fin dall’inizio. Ossia il linguaggio come creatore di società, come parola d’ordine delle società segrete, come traduttore del reale o come creatore del reale, il linguaggio come struttura dell’inconscio; la poesia come malattia, come devianza del linguaggio, come disfasia, la poesia come sostituto della vita; il codice come ricognizione tecnica, come selezione dei recettori, come un segreto, il codice come ciò che rivelaPenso che questa ancestrale e modernissima lettura collettiva di Finnegans Wake sia una dichiarazione su cosa sia importante nella vita, si tratta quindi di politica.”

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Dora Garcia, L’Inadeguato, Padiglione Spagnolo alla Biennale di Venezia, 2011

L’Inadeguato, Lo Inadecuado, The Inadequate consiste in una performance corale che si evolverà continuamente per i sei mesi della Biennale e coinvolgerà circa settanta partecipanti. La performance sarà accompagnata da una pubblicazione e comprenderà un insieme di oggetti e documenti che saranno presentati al pubblico.
Secondo le parole dell’artista stessa, “L’Inadeguato mira a sostituire l’idea di mostra con quella di occupazione, l’idea dello show di un artista con quella di un teatro di esibizioni, l’idea di un padiglione nazionale con quella di un padiglione che si riconosce in uno specifico paese in uno specifico momento storico.”
Il concetto di inadeguatezza a cui il titolo si riferisce è perfettamente spiegato dalle seguenti parole di Erving Goffman in Encounters (1961): “essere imbarazzante e trasandato, parlare o muoversi nella maniera sbagliata significa essere un gigante pericoloso, un distruttore di mondi. Come qualunque psicotico o comico dovrebbe sapere, un movimento accuratamente inappropriato può penetrare oltre la sottile veste della realtà immediata.”

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Il libro d’artista MAD MARGINAL Cahier #2, L’inadeguato è stato pubblicato da Sternberg Press in occasione della partecipazione di Dora García al Padiglioni spagnolo della 54ª Biennale di Venezia (4 giugno – 27 novembre 2011).
(cliccare sull’immagine per leggere il libro)

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Dora Garcia @ Artissima
Section: Per4m
Gallery: Ellen de Bruijne, Amsterdam
Biography

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