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Artissima Stories: Giorgio Fasol in conversazione con Andrea Boghi

7 Ottobre 2019 Artissima Stories

In casa di Giorgio e Anna Fasol si entra sempre con la riverenza e l’ammirazione dovuta ai grandi personaggi. Sui muri si intravede il segno lasciato da vecchi chiodi che un tempo reggevano chissà quali opere e che ora, anche se stuccati con attenzione, rimangono a testimoniare una storia di collezionismo lunga più di mezzo secolo.

Andrea Boghi: Giorgio, quando Artissima mi ha proposto questa intervista ho accettato immediatamente. Quale scusa migliore per venire a Verona a trovarvi per visitare la vostra collezione privata, parlare di come è nata questa passione e vedere in che direzione la state portando, anche perché – sarò sincero – se mi chiedessero quali sono i miei due collezionisti di riferimento, risponderei Panza di Biumo per il passato, e per l’oggi Giorgio Fasol.

Giorgio Fasol: Ma va’;…

AB: Sì, e ti spiego anche il perché. Ogni volta che abbiamo occasione di parlare o leggo una tua intervista sono colpito da quante cose abbiamo in comune. Prima di tutto l’ignoranza.

GF: Questo è vero.

AB: Nel senso che entrambi abbiamo iniziato a collezionare per curiosità, sapendo poco o niente di arte contemporanea, ma acquisendo una conoscenza che è nata lentamente con l’interesse, la passione e la ricerca. Ma sono io che devo intervistare te e non viceversa quindi partiamo subito dalla grande novità di questi giorni: la nascita di un nuovo progetto di collaborazione tra AGI Verona (associazione senza scopo di lucro fondata da Anna e Giorgio Fasol) e l’Università di Verona. 80 opere della vostra collezione sono state selezionate per essere esposte e valorizzate all’interno degli spazi dell’università, principalmente – almeno per ora – nella biblioteca e negli spazi della facoltà di economia.

GF: Siamo all’inizio ma io voglio – anzi: lo pretenderò – che gli studenti siano parte attiva in questo progetto. Le opere sono un mezzo per coinvolgerli. Saranno loro a guidare il pubblico attraverso gli spazi dell’università, diventando dei veri e propri tutor delle opere. Quando abbiamo inaugurato, un gruppo di studenti doveva mostrare le opere ai propri insegnanti, e i ragazzi erano preoccupati di non essere all’altezza. Allora gli ho ricordato che gli insegnanti ne sapevano meno di loro: è stato un successo straordinario.

AB: Bello ma rischioso: le opere esposte in spazi di vita quotidiana degli studenti possono essere danneggiate.

GF: Sì, ma devi rischiare. A me interessano i giovani.

AB: Come scegli un opera?

GF: Mi documento. Quando vado a visitare una galleria conosco già più o meno il lavoro dell’artista.

AB: Allora è finito il tempo dell’ignoranza.

GF: La mia documentazione sai qual è? Visiva. A me interessa l’opera: se mi colpisce allora indago sull’artista, se è un artista che ancora non conosco, e cerco di andare a vedere il lavoro di persona.

AB: E alle fiera invece che criterio usi? È quasi impossibile arrivare ad una fiera sapendo già tutte le opere che saranno esposte, e per me è questo anche il bello delle fiere come Artissima: vedi in che direzione stanno andando gli artisti che già collezioni e scopri nuove proposte e nuove gallerie.

GF: Se vuoi io sono un “ladro di informazioni”: alle fiere si incontrano amici galleristi, curatori, artisti e collezionisti. Ognuno ti dà qualche indicazione sulle opere che li hanno colpiti. Io poi vado a vederle e così faccio nuove scoperte.

AB: E di Artissima che mi dici? E’ nata nel 1994, siamo ormai alla 26° edizione. Da quanto la frequenti?

GF: Da quando è nata, saremo mancati in queste 26 edizioni forse una o due volte al massimo.

AB: Qualche aneddoto divertente?

GF: Quanti ne vuoi. Nel 2008, fiera appena aperta. Vado allo stand della galleria ArteRicambi di Verona e vedo un’opera dissacrante di Giovanni Morbin, una svastica d’acciaio trasformata in fioriera da cui spuntano fiori e piante verdi. La prendo subito. Dopo qualche ora mi chiama Andrea Bellini, il direttore artistico di quegli anni e mi avvisa che l’opera ha scatenato un putiferio e che ragioni di opportunità l’avrebbero tolta. Il giorno dopo leggo sui giornali le storie più fantasiose su quell’opera: che non era stata venduta; che – al contrario – era stata venduta per un prezzo strabiliante solo grazie alle polemiche che ne erano scaturite. Ho contattato tutti i giornali ed ho preteso una smentita. Il giorno successivo, avevano pubblicato tutti una smentita di quanto erroneamente riportato il giorno prima.

AB: Che futuro vedi per la tua collezione?

GF: Ho in mente una cosa totalmente innovativa che ti stupirà. Vedrai!

E mentre lo dice mi guarda con una sguardo sornione e con gli occhi intelligenti e penetranti di un ragazzo di 81 anni che ha ancora moltissimo da dare alla Storia del collezionismo italiano.

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