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Un’indagine in prospettiva, guidata da artiste e artisti, sulle possibilità della nostra specie di convivere con le altre. Dall’autopercezione al superamento delle logiche gerarchiche.
Tappa 01
Corridoio Fucsia 12
01.48
Tappa 02
Corridoio Giallo 11
04.48
Tappa 03
PF 3
07.33
Tappa 04
D 3
10.32
Tappa 05
Corridoio Blu 4
13.26
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Buongiorno! Ti diamo il benvenuto ad Artissima 2025. Questo è il progetto AudioGuide e stai ascoltando il percorso numero 4 intitolato "Che Specie?". Attraverso cinque pratiche artistiche diverse, esploreremo il complesso rapporto tra l’uomo e gli altri esseri viventi. Scopriremo come questa relazione si sia evoluta nel tempo: da un'interazione più paritaria e di scambio reciproco, a una realtà dominata dall’antropocentrismo. Le opere del percorso offrono uno sguardo critico sulle dinamiche di potere e sullo specismo che caratterizzano il nostro tempo, mettendo in luce come le scelte umane incidano sull'ambiente e le altre forme di vita. Tuttavia, il percorso offre anche spunti di immaginazione. Artiste e artisti ci invitano a esplorare mondi alternativi, in cui le relazioni tra le specie possono essere ripensate e reinventate, suggerendo un possibile post-umanesimo fondato su nuove forme di coesistenza e su un nuovo ruolo dell’essere umano all’interno di un sistema interconnesso. Preparati a un viaggio che ci invita a riflettere sulla nostra presenza sul pianeta, sulla storia e l’evoluzione della convivenza con le altre forme di vita, verso un avvenire condiviso e sostenibile. Le audioguide sono state sviluppate per Artissima dalle mediatrici e dai mediatori di Arteco. Questo percorso è stato curato da Valentina Cortese. Siamo pronti per partire. Metti in pausa il tuo player e dirigiti verso la sezione New Entries, dove cominceremo il nostro tour. Troverai lo stand della galleria Pipeline lungo il corridoio Fucsia al numero 12. Premi play una volta che sarai lì.
Iniziamo il nostro percorso nella sezione New Entries, dedicata alle gallerie emergenti aperte da meno di cinque anni e presenti per la prima volta ad Artissima. Tra queste, la galleria Pipeline, fondata a Londra nel 2022, adotta una formula innovativa. Nella sede espositiva londinese, la sala principale ospita la mostra dell’artista in programma, mentre nella sala posteriore, chiamata pipeline, è presentato un unico lavoro scelto liberamente dall’artista a cui sarà dedicata la mostra successiva. Per Artissima, Pipeline dedica il proprio stand a Giorgio Van Meerwijk, nato a Tolosa nel 1998 e oggi attivo tra Parigi e Londra. La sua pratica, prevalentemente scultorea, unisce materiali diversi, spesso trovati, ed esplora il rapporto tra la natura e la cultura umana. In particolare, l’artista si concentra sull’impatto che il folklore e le tradizioni popolari hanno avuto sul nostro rapporto con l’ambiente. Il nucleo di opere qui esposte si ispira alla storia e agli usi dell’erba di San Giovanni, soggetta in passato a numerose credenze popolari e impiegata soprattutto a scopo medicinale. Secondo la “Dottrina delle Segnatura”, un’antica teoria che l’artista ha approfondito durante la residenza alla British School di Roma, ogni pianta porta incisa, nella propria forma, la “firma” della parte del corpo che può curare. Le piccole perforazioni sulle foglie dell’erba di San Giovanni, ad esempio, la collegavano alle “aperture” della pelle, e per questo veniva utilizzata per curare le ferite. Sulla parete troviamo esposto un ritratto fotografico in grande formato della pianta stessa. I rilievi in pietra, disposti accanto, raccontano i diversi usi tradizionali dell’erba di San Giovanni: a scopo medicinale, come protezione dei viaggiatori o bruciata durante il solstizio d’estate. Al centro dello stand troviamo una scultura realizzata in cemento, legno di recupero, ottone e materiali naturali. Intitolata “Teriaca”, l’opera rimanda a un antico preparato farmaceutico considerato un antidoto universale. Le opere di Van Meerwijk ci raccontano frammenti di antichi saperi e modi diversi di abitare il mondo. L’artista ci riporta a un tempo in cui l’essere umano cercava di stabilire connessioni con le altre forme di vita, attribuendovi poteri, funzioni e significati. Evoca un mondo pre-antropocene in cui, alle logiche di dominio e potere, prevaleva una relazione con la natura guidata dall’ascolto dei suoi ritmi e dalla comprensione delle sue caratteristiche. Una lieve eco di una convivenza perduta. Abbiamo terminato la nostra prima tappa. Metti in pausa il tuo player e dirigiti verso il corridoio giallo. Allo stand numero 11 troverai la galleria Blue Velvet. Premi play una volta che sarai lì. Ti aspetto!
La seconda tappa del nostro percorso ci porta alla galleria Blue Velvet di Zurigo, sempre all’interno della Main Section di Artissima. Qui conosciamo il lavoro di Mónica Mays, artista nata a Madrid nel 1990 e oggi attiva tra la capitale spagnola e Amsterdam. La sua pratica spazia tra scultura, installazione e performance, combinando autobiografia, osservazione del mondo e archivio storico. I suoi lavori nascono da assemblaggi di materiali diversi: scarti domestici, resti industriali, elementi naturali e organici, che l’artista rielabora attraverso un processo di appropriazione e trasformazione. La fusione tra ciò che è artificiale e ciò che è vivente rappresenta il cuore della sua ricerca, dove l’ibrido industriale‑organico diventa un mezzo per studiare le dinamiche di convivenza tra l’essere umano e l’essere naturale. Ad Artissima, l’artista presenta due lavori che riprendono la logica dei cassetti tassonomici dei musei di storia naturale. Questi contenitori di legno venivano tradizionalmente utilizzati per classificare e ordinare insetti o piccoli oggetti, secondo un ordine scientifico e autoritario. L’artista ne rompe la rigidità parassitandoli: all’interno di alcuni scomparti inserisce i bozzoli del baco da seta, il “Bombyx mori”, un animale che, dopo secoli di sfruttamento nella produzione tessile, è stato reso cieco e incapace di volare. I bozzoli qui presentati provengono da bachi allevati dall’artista che, una volta schiusi, sono stati liberati in natura. Nell’opera tratta dalla serie Shadow Box, uno strato di seta avvolge il contenitore in legno, su cui Mays ha trasferito immagini di fiori e piante con una tecnica naturale di stampa. Nella scultura “She watched the bar of Time, which broke”, i cassetti tassonomici sono lasciati più grezzi e l’artista inserisce l’elemento del nastro trasportatore. Questo richiamo alle linee di produzione fordiste automatizzate diventa un ulteriore simbolo di efficienza e di predominio dell’uomo sulla natura. In ultimo, al centro dello stand troviamo una scultura che combina un tubo di scarico arrugginito a elementi organici e naturali. In quest’assemblaggio la materia perde slancio e si evoca una forza ormai esaurita, suggerendo dinamiche di potere consumate e sconfitte. Abbiamo terminato la nostra seconda tappa. Metti in pausa il tuo player e dirigiti verso la galleria UNA, sezione Present Future, sul corridoio nero allo stand PF 3. Premi play una volta che sarai lì. Ti aspetto!
Siamo davanti alla Galleria UNA, nella sezione Present Future, curata da Artissima. Fondata nel 2018 a Piacenza, UNA promuove artiste e artisti emergenti nati tra gli anni Ottanta e Novanta e nasce dal desiderio delle fondatrici di portare avanti una ricerca indipendente. Per Artissima 2025, UNA presenta “Sentinelle”, installazione immersiva di Valentina Furian, artista visiva veneziana, classe 1989. Il suo lavoro attraversa cinema, performance, fotografia e disegno, indagando le relazioni interspecifiche tra esseri umani e mondo animale. Relazioni, secondo lei, complesse, spesso conflittuali, segnate da dinamiche di potere e prevaricazione. Sentinelle è concepita come un viaggio notturno, da esperire con i nostri sensi prima che con la mente. In natura, il buio suscita in noi inquietudine e paura: le pupille si dilatano, i sensi si acuiscono e il corpo si prepara a difendersi. Qui è il colore rosso a guidarci, la stessa tonalità usata nei visori notturni, che permette di vedere senza abbagliare. Come spesso accade nelle opere di Furian, la figura umana è quasi assente. Protagonista è il cavallo, rappresentato nei disegni su carta e sulle lastre di plexiglass al centro della sala. Tra i primi animali ad essere stati addomesticati dall’uomo, il cavallo diventa simbolo del dominio umano sulle altre specie. Dal latino “domesticus”, “di casa”, l’addomesticamento è il processo con cui l’uomo ha reso la natura docile e dipendente. Nel passaggio da animale libero ad animale addomesticato nasce una figura ibrida, che l’artista definisce “mostruosa”. Un atto di possesso a cui, per Furian, anche l’uomo si è sottoposto: creando regole e costrutti sociali, ha eliminato ciò che di istintivo e bestiale aveva in sé. Così, anche se la figura umana non compare, tutto qui parla di noi: del bisogno di controllo, delle dinamiche di potere, del rapporto gerarchico con le altre forme di vita. Attraversando con lo sguardo le linee rosse spezzate dei cavalli in primo piano, raggiungiamo Eclissi, un video a due canali che proietta la Testa di Medusa di Antonio Canova, conservata alla Gipsoteca di Possagno. Con i capelli di serpenti, le zanne di cinghiale e le ali dorate, Medusa è un’altra creatura ibrida: metà umana, metà animale. Il suo sguardo pietrificante sembra aver colpito i cavalli al centro dell’installazione, caduti addormentati sotto il suo incantesimo e intrappolati in un eterno gioco di prede e predatori. Abbiamo terminato la nostra terza tappa. Metti in pausa il tuo player e dirigiti verso la sezione Disegni. Troverai la galleria Les Filles du Calvaire allo stand numero 3. Premi play una volta che sarai lì. Ti aspetto!
Il nostro percorso continua nella sezione Disegni che, insieme a Present Future e Back to the Future, è tra quelle curate da Artissima, unica fiera ad aver dedicato uno spazio a questo mezzo espressivo, riconoscendone pienamente valore e autonomia. La galleria parigina Les Filles du Calvaire presenta una mostra personale di Karine Rougier, artista francese cresciuta tra Malta e la Costa d’Avorio, erede di quattro generazioni di pittori. Oggi vive e lavora a Marsiglia, e la sua formazione mediterranea continua a nutrire la sua immaginazione e la sua pratica artistica. Ad Artissima l’artista presenta dodici nuove opere su carta antica fatta a mano, realizzate a grafite o ad acquerello con pigmenti naturali. Creature fantastiche, uomini con la testa di luna, sirene, putti, esseri chimerici e corpi celesti sconosciuti: di fronte a noi si dispiega un universo onirico in cui umani e animali si fondono e intrecciano, senza confini, all’interno di una natura fiabesca che non è solo sfondo ma organismo vivente in continua trasformazione. Le dimensioni ridotte dei disegni, la ricchezza dei dettagli e la qualità della carta creano una dimensione intima e quasi sacra. È come se di fronte all’osservatore si schiudessero le porte di un piccolo mondo segreto. Per costruire il suo immaginario, Rougier attinge alle fonti più diverse: dalla mitologia e dalle favole tradizionali, ai manoscritti miniati e alla filosofia moderna, dall’arte medievale alle miniature indiane. Ma si ispira anche ai ricordi della propria infanzia mediterranea e alle raccolte di immagini di putti tramandate da suo nonno. Non ci sono confini, regole o gerarchie: il suo lavoro procede per libere associazioni, mosso da una visione quasi panteista, in cui tutto sembra fluire in un unico mondo in continua trasformazione. Alla serie di acquerelli si affianca un nucleo di disegni a grafite su carta artigianale nepalese. Diversamente dai primi, più precisi e studiati, questi lavori nascono in modo spontaneo e gestuale: procedendo per sottrazione, l’artista fa emergere forme inaspettate, offrendoci uno sguardo diretto sul suo immaginario fantastico. Ad una realtà spaventosa e a un pianeta in crisi, Rougier contrappone un mondo idilliaco e pieno di speranza, un rifugio in cui celebrare l’armonia tra tutte le specie e i legami che le uniscono. Non un mondo antropocentrico ma una galassia fatta di relazioni, in cui tutte le forme di vita sono parte di un unico ecosistema interdipendente. Abbiamo terminato la nostra quarta tappa. Metti in pausa il tuo player e dirigiti verso il corridoio blu. Allo stand numero 4 troverai la galleria Zilberman. Premi play una volta che sarai lì. Ti aspetto!
L’ultima tappa del nostro percorso ci riporta nella Main Section di Artissima, presso lo stand della galleria Zilberman. Con le sue tre sedi a Istanbul, Berlino e Miami, Zilberman promuove dal 2008 un dialogo aperto tra artisti di culture e generazioni diverse. Ci fermiamo qui per approfondire l’opera di Yaşam Şaşmazer, una delle voci più rilevanti della scena artistica turca contemporanea. Nata nel 1980 a Istanbul, oggi vive e lavora tra Berlino e la sua città natale, realizzando sculture e installazioni con materiali naturali. Ad Artissima presenta un nucleo di opere tratte dalle serie “Seeds and Studies for Potential Metamorphoses”, prodotte tra il 2023 e il 2025. La ricerca di Şaşmazer ha attraversato diverse fasi. Ha esordito nei primi anni 2000 con sculture in legno di bambini e adolescenti, in cui esplorava i conflitti interiori e il mondo del subconscio. Con il tempo, la figura umana ha iniziato a dissolversi, diventando irriconoscibile. Oggi, le sue opere mostrano organismi in metamorfosi, corpi che si fondono con la terra, il muschio, i funghi e altri elementi naturali. Partendo dall’attenzione al mondo interiore, l’artista ha ampliato il suo sguardo, per indagare il significato dell’essere umano in un mondo condiviso con piante, animali e altre specie. Superando una prospettiva antropocentrica, Şaşmazer propone una visione senza gerarchie in cui ogni forma di vita è parte di un unico ecosistema. I corpi nelle sue opere non sono strutture chiuse, ma entità in continua trasformazione, pronte ad accogliere e a fondersi con gli altri esseri viventi. Tra le opere esposte, la serie Seeds si compone di sculture in ceramica e gres e di acquerelli su carta. Le forme circolari ricordano gusci, semi o cellule in trasformazione, evocando la nascita, la crescita e il ciclo continuo della vita. Le superfici sono spesso solcate da crepe, che non sono ferite, ma varchi e aperture verso il mondo. Nella serie “Studies for Potential Metamorphoses”, la figura umana si dissolve ancora di più. Le sculture mostrano corpi senza volto, che si piegano, si aprono, si deformano. Non c’è sofferenza, ma gesti di apertura verso l’Altro. In un momento storico segnato dalla crisi ecologica, il lavoro di Şaşmazer ci invita a pensare il mondo non come una somma di elementi, ma come un organismo collettivo in continua trasformazione. Le sue forme, in equilibrio tra l’umano e il non umano, ci invitano a riconoscere che anche noi siamo parte di questo ecosistema. Abbiamo terminato la nostra quinta e ultima tappa. Speriamo che questo percorso ti abbia stimolato e incuriosito. Se vuoi un altro punto di vista sulla fiera, torna all’info point o sulla landing page delle AudioGuide e seleziona un altro percorso! A presto e buona Artissima!