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Torino Artscape: PAV – Parco Arte Vivente

24 Luglio 2026 Journal News

Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.

Questo nuovo appuntamento è dedicato al PAV – Parco Arte Vivente.

 

Il Parco

Più che un museo, il PAV è un laboratorio a cielo aperto in cui arte contemporanea, ecologia e ricerca si incontrano in un paesaggio in continua trasformazione. Nato da un’idea di Piero Gilardi, il parco si sviluppa su un’ex area industriale di oltre 23.000 mq e ospita installazioni permanenti che dialogano con l’ambiente e con i suoi processi vitali. Tra queste, Trèfle (2006) di Dominique Gonzalez-Foerster, prima opera realizzata per il PAV, trasforma il quadrifoglio in un paesaggio percorribile che invita il pubblico a vivere lo spazio da prospettive diverse. Trèfle, progettata e realizzata dall’architetto Gianluca Cosmacini, si ispira a due elementi paesaggistico-architettonici che si sono sovrapposti e fusi insieme: le chiese etiopi copte di epoca medioevale, realizzate scavando nella roccia su un altipiano della città santa di Lalibela, e il Gran Canyon. L’opera ambientale diventa dunque un vero e proprio paesaggio “alla rovescia”, eco del mondo antico che, rispetto alla linea d’orizzonte, si scopre inaspettatamente.

Più recente è adobe garden project_2020, un intervento composto da strutture-contenitori in ceramica progettate come habitat per gli insetti impollinatori, dove ricerca artistica, tutela della biodiversità e attività educativa convergono in un’unica esperienza.

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PAV - Parco Arte Vivente, panoramic view
Michele Guido, "adobe garden project_2020", 2020, environmental installation. Courtesy PAV - Parco Arte Vivente
Sara Enrico, "The Jumpsuit Theme", 2017, environmental installation. Courtesy PAV - Parco Arte Vivente
"Parcodrome", PAV's summer programme; "Spellbound", 2025, event curated by Almare

 

 

Metamagico. Claudio Costa

Fino al 11.10.2026

Una teca custodisce ossa, terracotta, cera e frammenti vegetali. Poco più avanti, tavole, fotografie e installazioni sembrano appartenere contemporaneamente a un museo archeologico, a un archivio scientifico e a uno spazio rituale. L’impressione iniziale è quella di trovarsi davanti a reperti provenienti da un tempo remoto; solo osservandoli più a lungo emerge la loro natura artistica, sospesa tra documento, reliquia e costruzione simbolica.

È da questa ambiguità che prende avvio Metamagico, la grande mostra personale che il PAV dedica a Claudio Costa (1942–1995), a cura di Marco Scotini. L’esposizione concentra l’attenzione sul nucleo centrale della produzione dell’artista sviluppata negli anni Settanta, restituendo una ricerca che continua a occupare una posizione singolare nella storia dell’arte italiana del secondo Novecento.

Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca che il PAV porta avanti da anni sulle origini del rapporto tra arte ed ecosistema, ampliando il proprio sguardo verso quegli artisti che, già tra gli anni Sessanta e Settanta, avevano anticipato molte delle questioni oggi al centro del dibattito sull’ecologia, sulla biodiversità e sulla memoria del vivente. In questo contesto, Claudio Costa rappresenta una figura difficilmente assimilabile a movimenti o categorie precise: pur dialogando con il clima dell’Arte Povera, del Concettuale e di Fluxus, sviluppa infatti un linguaggio autonomo, fondato su un’indagine antropologica della materia e della storia.

La natura, nelle sue opere, non è mai semplice soggetto di rappresentazione. Diventa piuttosto un archivio di segni, una materia attraversata dal tempo, capace di conservare tracce di storie individuali e collettive. Ossa, creta, ardesia, terracotta, cera ed elementi vegetali vengono raccolti, classificati, trasformati e ricomposti in dispositivi che evocano contemporaneamente reperto archeologico, oggetto rituale e opera d’arte. È proprio questa continua oscillazione tra discipline diverse a costituire uno degli aspetti più radicali della ricerca di Costa.

Il titolo della mostra deriva dall’opera Metamagico del 1978 e sintetizza efficacemente il nucleo teorico del percorso espositivo. Il pensiero magico, nella lettura proposta da Marco Scotini, non rappresenta un ritorno nostalgico a forme arcaiche di conoscenza, ma diventa uno strumento critico alternativo alla razionalità occidentale moderna. Attraverso il dialogo ideale con il pensiero di Gilles Deleuze, Félix Guattari ed Ernesto de Martino, il rito, il mito e la pratica artistica assumono così il ruolo di dispositivi conoscitivi capaci di riattivare relazioni dimenticate tra essere umano, ambiente e memoria.

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Claudio Costa, Metamagico, curated by Marco Scotini, exhibition view. Ph. Antonio Jordan
Claudio Costa, Metamagico, curated by Marco Scotini, exhibition view. Ph. Antonio Jordan
Claudio Costa, Metamagico, curated by Marco Scotini, exhibition view. Ph. Antonio Jordan
Claudio Costa, Metamagico, curated by Marco Scotini, exhibition view. Ph. Antonio Jordan

 

 

 

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