Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.
Questo nuovo appuntamento è dedicato alla nuova programmazione della Pinacoteca Agnelli.
Walter Pfeiffer. In Good Company
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Fino al 13.09.2026
Un gatto urla dal centro di una pelliccia, con una ciotola davanti, circondata di foglie come in un’offerta pagana. A fianco, in bianco e nero, un giovane è accovacciato sul bordo di un lavandino con le gambe sollevate — posizione da atleta su un attrezzo improbabile. E ancora: un volto scompare dietro due flûte di champagne, gli occhi verdi attraverso il dorato frizzante, un sorriso che non cede. Tre fotografie tra le tante, ed è così che si entra nel mondo di Walter Pfeiffer, dove ogni fotografia sembra nascere da un incontro casuale e insieme perfettamente costruito, e dove l’assurdo, il desiderio e la quotidianità convivono senza alcuna gerarchia.
Walter Pfeiffer. In Good Company, a cura di Nicola Trezzi e Simon Castets, è la prima mostra istituzionale in Italia dedicata all’artista svizzero (Beggingen, 1946), visibile alla Pinacoteca Agnelli di Torino fino al 13 settembre 2026. Oltre cento fotografie, a colori e in bianco e nero, dagli anni Settanta a oggi, restituiscono sei decenni di una pratica pionieristica che ha anticipato i linguaggi della moda e dei social media, pur restando fedele a un’imperfezione dichiarata e programmatica.
Formatosi come vetrinista e grafico a Zurigo, Pfeiffer costruisce le proprie immagini attraverso la relazione e non la posa: amici, passanti, gatti, souvenir e top model diventano co-protagonisti di una performance continua e aperta. Il percorso espositivo si articola in sei sale tematiche — dal glamour elvetico degli esordi all’antieroismo delle ultime serie — in cui il desiderio queer, il formalismo cromatico e l’autoironia convivono senza frizione. Il flash, il pattern accumulato, la struttura del dittico: strumenti di uno stile individuale che, con gli anni, si è trasformato in un riferimento estetico tanto pervasivo quanto raramente citato. Guardarle oggi — queste immagini di corpi e oggetti, di pelle e kitsch, di atletismo e mollezza — è come riconoscere una lingua che si credeva di non aver mai sentito.
Pista 500
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Il vento arriva prima dello sguardo. Fa vibrare una fila di gonfaloni lungo la facciata del Lingotto e accompagna lo sguardo verso il vuoto della rampa elicoidale, dove una sequenza di piccoli vagoni sembra aver smarrito ogni possibilità di movimento. Sulla Pista 500 della Pinacoteca Agnelli, anche quest’anno l’arte non occupa semplicemente uno spazio: ne modifica il ritmo, il percorso e il modo di attraversarlo.
Dal 30 aprile 2026, Bandiere per Zefiro di Nathalie Du Pasquier e ADDITION, SUBTRACTION, MULTIPLICATION di Peter Fischli entrano a far parte del percorso permanente della Pista 500, affiancandosi agli interventi già presenti sull’ex pista di collaudo del Lingotto.
Pensata per la facciata est dell’edificio, l’installazione di Du Pasquier affida al vento il completamento dell’opera: quindici bandiere dai motivi geometrici trasformano il colore in un elemento mutevole, in costante dialogo con l’architettura e il paesaggio. Fischli interviene invece nello spazio verticale della rampa sospendendo e capovolgendo una serie di vagoni ispirati ai trenini turistici, alterandone la funzione e interrompendo l’idea di un tragitto lineare. Due interventi profondamente diversi che condividono la capacità di attivare il Lingotto come luogo di relazione, invitando il visitatore a osservare con occhi nuovi uno spazio nato per l’industria e oggi dedicato alla cultura.
Modigliani Sottopelle. Quattro capolavori
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Fino al 13.09.2026
Il Nu couché di Amedeo Modigliani veglia nella penombra dello Scrigno della Pinacoteca Agnelli: un corpo allungato su fondo scuro, le braccia abbandonate, la testa reclinata tra i cuscini. La luce della sala ne esalta la materia pittorica, i cromatismi caldi, la linea — al tempo stesso sinuosa e precisa — che ha reso questo nudo uno dei più celebri del Novecento. Di fronte, un pannello svela ciò che l’occhio non può vedere: la trama e l’ordito della tela, le tracce nascoste di un’opera che la ricerca scientifica ha restituito a una nuova collocazione temporale.
Modigliani sottopelle. Quattro capolavori, a cura di Pietro Rigolo e Beatrice Zanelli, è il quinto capitolo del ciclo Beyond the Collection della Pinacoteca Agnelli, visibile allo Scrigno fino al 13 settembre 2026. La mostra presenta il Nu couché — acquisito da Giovanni e Marella Agnelli nel 1960 — in dialogo con altri tre capolavori dell’artista: Female Nude Reclining on a White Pillow (Staatsgalerie, Stoccarda) e, in prestito dal Centre Pompidou di Parigi, il ritratto di Gaston Modot e Maternité.
Il progetto nasce da un’indagine interdisciplinare condotta da storici dell’arte, restauratori e scienziati. Grazie all’analisi algoritmica della densità dei fili di trama e ordito, è stato possibile ricostruire tre rotoli di tela impiegati da Modigliani tra il 1917 e il 1919 e stabilire la provenienza di più opere dallo stesso supporto. Ne emerge una proposta di nuova datazione: il Nu couché, tradizionalmente collocato tra il 1917 e il 1918, viene ora attribuito al periodo 1918-1919, durante il soggiorno dell’artista nel sud della Francia — anni in cui la pittura si fa più fluida, calda, volumetricamente più sicura. Non una semplice correzione di data, ma un invito a rileggere l’intera traiettoria finale di Modigliani.
– Testo di Guia Agazzi