Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.
Questo nuovo appuntamento è dedicato alle Casa Museo Carol Rama.
Casa Museo Carol Rama
![]()
Su appuntamento
All’ultimo piano di un palazzo liberty in Via Napione 15, la luce filtra obliqua attraverso le finestre mansardate. Le pareti scure trattengono l’ombra anche di giorno. Ogni superficie è abitata: oggetti accumulati, doni, fotografie, frammenti — una sedimentazione lenta e volutamente disorganica che Carol Rama ha costruito nel corso di decenni, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un sobrio appartamento borghese in qualcosa di radicalmente diverso. Uno spazio che è, a tutti gli effetti, un’opera d’arte in sé.
L’edificio, progettato dall’ingegnere Ponzano nei primi decenni del Novecento, è concepito come appartamento dal tipico gusto borghese, ma la vita di Carol Rama non sarà assolutamente tipica: nel 1942 viene segnata dalla morte prematura del padre, probabilmente suicida, a cui è profondamente legata. Tra il 1942 e il 1943, a causa dei pesanti bombardamenti su Torino, Carol viene sfollata e deciderà quindi di trasferirsi nell’appartamento di Via Napione 15.
Nata il 17 aprile 1918 da una famiglia piccolo-borghese torinese, Carol conosce l’arte quasi per caso. Nell’atelier della pittrice Gemma Vercelli in Via Digione — la stessa via dove il padre gestisce la sua carrozzeria — posa da modella adolescente e osserva. “Ho incominciato a dipingere a quattordici anni e non ho mai smesso. […] Ognuno di noi deve realizzarsi in qualcosa, se no si sente spento, almeno io credo. […] Ognuno di noi ha una malattia tropicale dentro di sé, che cerca di rimediare. Io rimedio con la pittura.” Via Napione diventa il teatro di questo tentativo continuo: uno spazio di lavoro, di pensiero e di vita che nel tempo si trasforma in archivio vivente.
Nella casa, gli oggetti non decorano: testimoniano. Ogni dono ricevuto — da Andy Warhol, da Man Ray, da Carlo Mollino, da Massimo Mila, da Edoardo Sanguineti — è assorbito nello spazio come un elemento organico, parte di un sistema di relazioni che l’artista non ha mai smesso di aggiornare e intrecciare. Lea Vergine, Luciano Anselmino, Giancarlo Salzano: i nomi di chi ha attraversato queste stanze restituiscono una rete di intelligenze e affetti che attraversa decenni di arte italiana e internazionale, confermando la centralità di Carol Rama in quel contesto, spesso riconosciuta tardivamente.
Casa Carol Rama è l’ultima grande opera dell’artista — forse la più intima e la più complessa. Non un museo, non un archivio: un luogo ancora vivo, in cui la distanza tra arte e biografia si annulla completamente. Ogni oggetto è una soglia verso una storia; ogni storia rimanda all’opera. Carol Rama scompare il 24 settembre 2015, lasciando questa dimora come testamento aperto — un luogo in cui continuare a scoprire la profondità e la complessità di una delle voci più originali dell’arte del Novecento.