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Torino Artscape: Casa Museo Carol Rama

23 Giugno 2026 Journal News

Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.

Questo nuovo appuntamento è dedicato alle Casa Museo Carol Rama.

 

Casa Museo Carol Rama

Su appuntamento

All’ultimo piano di un palazzo liberty in Via Napione 15, la luce filtra obliqua attraverso le finestre mansardate. Le pareti scure trattengono l’ombra anche di giorno. Ogni superficie è abitata: oggetti accumulati, doni, fotografie, frammenti — una sedimentazione lenta e volutamente disorganica che Carol Rama ha costruito nel corso di decenni, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un sobrio appartamento borghese in qualcosa di radicalmente diverso. Uno spazio che è, a tutti gli effetti, un’opera d’arte in sé.

L’edificio, progettato dall’ingegnere Ponzano nei primi decenni del Novecento, è concepito come appartamento dal tipico gusto borghese, ma la vita di Carol Rama non sarà assolutamente tipica: nel 1942 viene segnata dalla morte prematura del padre, probabilmente suicida, a cui è profondamente legata. Tra il 1942 e il 1943, a causa dei pesanti bombardamenti su Torino, Carol viene sfollata e deciderà quindi di trasferirsi nell’appartamento di Via Napione 15.

Nata il 17 aprile 1918 da una famiglia piccolo-borghese torinese, Carol conosce l’arte quasi per caso. Nell’atelier della pittrice Gemma Vercelli in Via Digione — la stessa via dove il padre gestisce la sua carrozzeria — posa da modella adolescente e osserva. “Ho incominciato a dipingere a quattordici anni e non ho mai smesso. […] Ognuno di noi deve realizzarsi in qualcosa, se no si sente spento, almeno io credo. […] Ognuno di noi ha una malattia tropicale dentro di sé, che cerca di rimediare. Io rimedio con la pittura.” Via Napione diventa il teatro di questo tentativo continuo: uno spazio di lavoro, di pensiero e di vita che nel tempo si trasforma in archivio vivente.

Nella casa, gli oggetti non decorano: testimoniano. Ogni dono ricevuto — da Andy Warhol, da Man Ray, da Carlo Mollino, da Massimo Mila, da Edoardo Sanguineti — è assorbito nello spazio come un elemento organico, parte di un sistema di relazioni che l’artista non ha mai smesso di aggiornare e intrecciare. Lea Vergine, Luciano Anselmino, Giancarlo Salzano: i nomi di chi ha attraversato queste stanze restituiscono una rete di intelligenze e affetti che attraversa decenni di arte italiana e internazionale, confermando la centralità di Carol Rama in quel contesto, spesso riconosciuta tardivamente.

Casa Carol Rama è l’ultima grande opera dell’artista — forse la più intima e la più complessa. Non un museo, non un archivio: un luogo ancora vivo, in cui la distanza tra arte e biografia si annulla completamente. Ogni oggetto è una soglia verso una storia; ogni storia rimanda all’opera. Carol Rama scompare il 24 settembre 2015, lasciando questa dimora come testamento aperto — un luogo in cui continuare a scoprire la profondità e la complessità di una delle voci più originali dell’arte del Novecento.

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Casa Museo Carol Rama. Ph: Nick Ash
Casa Museo Carol Rama. Ph: Nick Ash
Casa Museo Carol Rama. Ph: Nick Ash
Casa Museo Carol Rama. Ph: Nick Ash
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