Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.
Questo nuovo appuntamento è dedicato alla Fondazione Giorgio Griffa.
Summer 69. Giorgio Griffa
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Fino al 2.07.2026
Un giovane Giorgio Griffa indossa pantaloni macchiati di colore, chino su un grande lenzuolo bianco sospeso tra due cavi, nel silenzio rarefatto di una sala ancora vuota. È un pomeriggio d’agosto del 1969 e gli spazi sono quelli della Galleria Sperone di Torino, non ancora aperta al pubblico: qui l’artista incontra per la prima volta Paolo Mussat Sartor e Gian Enzo Sperone, in un momento destinato a restare sospeso tra esperienza e rivelazione.
La mostra Summer 69, visibile fino al 2 luglio presso la Fondazione Giorgio Griffa, celebra i novant’anni dell’artista tornando a quell’episodio originario, intimo e decisivo. Ad accogliere il visitatore è una selezione di fotografie di Mussat Sartor: immagini che non si limitano a documentare, ma trattengono l’atmosfera di quei giorni — la concentrazione del gesto, la leggerezza quasi ludica del fare pittorico — nel momento in cui la ricerca di Griffa giunge a una nuova consapevolezza.
Con l’immancabile sigaretta tra le labbra e i pennelli infilati nella cintura, l’artista mette a punto il suo linguaggio. Linee, segmenti e impronte — di spugna, di pennello, talvolta del pollice — costruiscono un alfabeto primario, essenziale e condivisibile. Le tele, spesso grezze e libere dal telaio, accolgono il colore senza gerarchie, tra gli ultimi impieghi dell’olio e l’affermarsi dell’acrilico. I dieci lavori storici in mostra, realizzati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio del decennio successivo, restituiscono l’intensità di questa fase di passaggio.
Il dialogo serrato tra fotografie e opere consente di avvicinarsi alla densità di quell’istante creativo, dove il tempo dell’azione pittorica e quello della sua memoria si sovrappongono. A chiudere il percorso, otto tele realizzate nei primi mesi del 2026 riattivano quella stessa tensione, mostrando una pratica che, a distanza di oltre mezzo secolo, continua a interrogare lo spazio, il tempo e il senso del dipingere. Due nuovi scatti di Mussat Sartor, infine, restituiscono l’immagine di Griffa oggi, nel suo studio: un ritorno che non ha il tono della celebrazione, ma quello quieto e ostinato della continuità.
– Testo di Guia Agazzi