Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.
Questo nuovo appuntamento è dedicato al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.
Inserzioni: Gabriel Chaile, Lonnie Holley, Huda Takriti
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Fino al 23.08.2026
Una sala barocca del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea si trasforma in una possibile selva: sabbia rossa ricopre il pavimento e tracce primordiali affiorano sulle pareti. Attorno all’antico pozzo del castello — convertito in focolare — si dispongono le sembianze di un possibile accampamento: il pozzo diventa fonte di vita e luogo di ritrovo per una comunità improvvisata, ma anche presenza ambigua e potenziale minaccia.
Questo primo ambiente immersivo è frutto del lavoro di Gabriel Chaile (San Miguel de Tucumán, Argentina, 1985), uno dei tre artisti coinvolti nella seconda edizione di Inserzioni, a cura di Francesco Manacorda e visitabile fino al 23 agosto. Il programma semestrale di commissioni coinvolge anche Lonnie Holley e Huda Takriti, quest’ultima con un intervento a cura di Linda Fossati. Gli artisti sono chiamati a partecipare attivamente alla scrittura della storia espositiva del Museo, facendo dialogare le proprie pratiche con le sale auliche e attivando relazioni inedite tra opere, spazio e memoria.
L’opera di Chaile si popola di presenze ibride: figure antropomorfe in creta, con lunghe gambe metalliche e corpi di uova o mattoni, interagiscono con elementi scultorei riconducibili a un accampamento precario, evocando una condizione di sopravvivenza post-apocalittica. In queste forme si depositano stratificazioni culturali e tracce di memorie individuali e collettive, che rimandano a narrazioni ancestrali e a processi di trasmissione culturale.
La percezione dello spazio espositivo è ridefinita anche da un gruppo di nuove sculture e dipinti dell’artista e musicista Lonnie Holley (Birmingham, Alabama, Stati Uniti, 1950), concepiti per la Sala dei Continenti con decorazioni del XVIII secolo. Attraverso un approccio intuitivo e improvvisativo, l’artista trasforma materiali di recupero in assemblaggi densi di storie e significati, portando l’attenzione su ciò che è marginale o scartato e attivando riflessioni su memoria collettiva, disuguaglianze sociali, violenza storica e possibilità di trasformazione spirituale e politica.
Dalla luce degli ambienti precedenti si passa infine alla penombra delle ultime sale, dove sono presentati il video Clarity is the Closest Wound to the Sun (2023) e due nuove produzioni, tra cui It Is Always Midnight In Their Minds (2026) di Huda Takriti (Damasco, Siria, 1990). La sua pratica intreccia ricerca d’archivio, video e performance, interrogando i processi attraverso cui storia e memoria vengono registrate, riscritte o rimosse. In questo progetto, l’artista indaga in particolare il rapporto tra l’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) e le ex colonie europee — comprese quelle italiane — così come i paesi ancora impegnati nei processi di liberazione tra gli anni Cinquanta e Sessanta, esaminando le intersezioni tra sostegno politico, interessi economici e produzione cinematografica nel contesto della decolonizzazione.
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