Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.
Il primo appuntamento è dedicato alla Pinacoteca Agnelli.
Alice Neel. I Am the Century
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Fino al 6.04.2026
Un corpicino esile nella penombra di un interno familiare si fa ritrarre con orgoglio, braccia ai fianchi, con compostezza, e uno sguardo dagli occhi blu che cela l’amore distaccato per una madre non conosciuta abbastanza, da cui è stata presto separata. È questo il primo ritratto che si incontra nella sala introduttiva della mostra Alice Neel. I Am the Century, prima retrospettiva italiana di una delle più significative pittrici del XX secolo, curata da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo e visibile fino a lunedì 6 aprile 2026 presso la Pinacoteca Agnelli di Torino.
La delicatezza del ritratto della figlia, vulnerabile e potentissimo, fa comprendere fin da subito la grande forza della pittrice americana. Alice Neel (Marion Square, PA 1900 – New York 1984) è interessata all’umanità, allo stato emotivo dei suoi interlocutori, in una pittura psicologica dove la commedia umana e la vita dei suoi soggetti si intrecciano con le vicende storiche del suo secolo. Nei sei capitoli di cui è composta, la mostra, in una linea temporale cronologica, abbraccia infatti sette decenni.
La stessa Neel, ispirata da “Le anime morte” di Gogol, si definisce una collezionista di anime, terribilmente coinvolta nelle vite delle persone che dipinge. È questo il caso dei suoi partner e delle sue frequentazioni, che ritrae accomodate su una sedia davanti alla finestra nel suo studio di Spanish Harlem a New York. L’artista americana è pienamente immersa nel tessuto sociale del quartiere: dipinge figure politiche e intellettuali, la comunità latinoamericana, persone emarginate, amici, familiari. Tra tutti questi suoi personaggi ci sono anche le donne, spesso volutamente incinte, liberate dallo sguardo erotizzante maschile e dipinte rivoluzionando i canoni storico artistici. Ogni ritratto obbedisce così alle proprie regole, restituendo un’umanità irriducibile a qualsiasi schema.
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Piotr Uklański. Faux Amis
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Fino al 6.04.2026
Musica hip hop e luci colorate accolgono lo spettatore nello Scrigno della Pinacoteca Agnelli, dove il consueto silenzio è stravolto da una vera dance floor perfettamente funzionante. Chi entra è invitato a ballare con due danzatrici in gesso di Antonio Canova, in un gesto antigerarchico, un cortocircuito che confonde i confini tra cultura alta e bassa.
Dance Floor (1996) apre la mostra Faux Amis di Piotr Uklański, visibile fino al 6 aprile 2026 e nuovo capitolo del programma Beyond the Collection, giunto alla sua quarta edizione. Il titolo “falsi amici”, anticipa come l’artista, in un gioco provocatorio, contrapponga le sue opere a quelle di Bernardo Bellotto, Henri Matisse, Pierre-Auguste Renoir, Antonio Canova ed Édouard Manet.
Affascinato dalla possibilità di generare reazioni ambivalenti e talvolta contrastanti, Piotr Uklański costruisce una costellazione di accostamenti che, a una prima lettura, possono apparire persino superficiali, ma che rivelano invece una trama più complessa di rimandi storici e culturali. Il confronto tra il dipinto delle natiche della moglie – la curatrice e critica Alison M. Gingeras – e La baigneuse blonde (1882) di Pierre-Auguste Renoir costituisce uno degli esempi più espliciti di questo approccio. In questo accostamento, l’artista mette in crisi la rappresentazione tradizionale della figura femminile: alla nudità idealizzata e passiva si contrappone un’immagine contemporanea consapevole, in cui il corpo diventa strumento di affermazione.
Il progetto si estende infine a due istituzioni torinesi: il Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando”, dove le opere dialogano con la collezione anatomica, e il Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti”, in cui le nature morte dell’artista si confrontano con le riproduzioni botaniche.
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Pista 500
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Un tempo circuito di collaudo della FIAT sul tetto del Lingotto, La Pista 500 è oggi una passeggiata panoramica nell’arte, arricchita da un giardino pensile e da installazioni site-specific. Il nuovo allestimento comprende tredici opere di grande formato, sculture e interventi luminosi, che dialogano con l’architettura industriale e il paesaggio urbano, trasformando lo spazio in un luogo aperto e collettivo.
Tra queste, l’iconica installazione al neon Come Run With Me (2024) di Monica Bonvicini, lunga circa 30 metri, anima la curva sud con una scritta luminosa che evoca fuga, velocità e libertà, intrecciando linguaggio, architettura e cultura visiva. Più recentemente, Paul Pfeiffer ha presentato Vitruvian Figure (Juventus), progetto vincitore dell’edizione 2024 del Premio Pista 500 di Artissima, un’installazione sonora immersiva accompagnata da un’immagine in grande formato esposta sul billboard in due punti della Pista 500. In linea con la sua pratica interdisciplinare, l’opera prosegue l’indagine sui fenomeni collettivi e sulla spettacolarizzazione, esplorando momenti destinati a un pubblico di massa e la loro estensione attraverso la trasmissione mediatica.
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