Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.
Questo nuovo appuntamento è dedicato ad un nuovo progetto espositivo del Castello di Rivoli.
Cecilia Vicuña: El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scompar-so)
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Fino al 20.09.2026
Una distesa di lane grezze attraversa la Manica Lunga del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea come un insieme di presenze sospese e instabili. Fili sfrangiati, fibre che sembrano sciogliersi nell’aria, aste di legno appese a diverse altezze costruiscono una presenza silenziosa che accompagna lo sguardo lungo tutta la navata. La materia appare consumata dal tempo, simile a ghiaccio che si ritira o a resti trascinati dall’acqua. All’esterno, piccoli frammenti raccolti lungo le rive della Dora Riparia e dei laghi di Avigliana prendono forma in un’installazione effimera nata da un processo collettivo che ha coinvolto comunità locali e studentesse dell’Accademia Albertina. L’opera si presenta così come un tessuto di relazioni, memoria e ascolto del territorio.
Con Cecilia Vicuña: El glaciar ido, visibile fino al 20 settembre 2026 e curata da Marcella Beccaria, il Castello di Rivoli dedica all’artista cilena la sua prima mostra personale in un museo italiano. Poetessa, artista e attivista, Vicuña sviluppa dagli anni Sessanta una pratica che intreccia ecologia, politica e linguaggio, dando forma a opere precarie e partecipative costruite con materiali minimi e destinati alla trasformazione. Per gli spazi della Manica Lunga realizza un nuovo quipu acostado, grande installazione orizzontale ispirata agli antichi sistemi di nodi utilizzati dalle civiltà andine per conservare informazioni, racconti e memorie collettive. Qui però i nodi scompaiono: resta una trama fragile che allude alla perdita, all’erosione della memoria e alla progressiva scomparsa dei ghiacciai che un tempo dominavano il paesaggio della Valle di Susa. L’intervento di Vicuña evoca così la transitorietà della materia, il movimento di acqua, vento e ghiaccio, ma anche l’impatto della presenza umana sull’ambiente. La natura partecipativa del quipu diventa allora essenziale: l’opera agisce come un dispositivo capace di intrecciare persone, luoghi e temporalità differenti. Video, canti e versi poetici accompagnano il percorso, espandendo il lavoro in una dimensione insieme rituale, politica e profondamente collettiva.
– Testo di Guia Agazzi