Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.
Questo nuovo appuntamento è dedicato a Cripta747.
Mark Leckey. Catabasis
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Fino al 2.06.2026
Al secondo livello sotterraneo del parcheggio GTT di Valdo Fusi, la luce cede la scena all’ombra. Sulle pareti segnate dai graffiti si sviluppa una sequenza non lineare di immagini frammentate e riassemblate tratte da fotografie di backstage, still dal video O Magic Power of Bleakness (2019) e immagini generate tramite intelligenza artificiale ispirate all’incisione Nebuchadnezzar di William Blake (1795). Il parcheggio si trasforma così in un luogo atemporale, sospeso tra infrastruttura urbana e soglia simbolica: un rito di passaggio verso uno spazio liminale in cui il quotidiano si apre a dimensioni trascendenti.
Catabasis di Mark Leckey è stata curata da Cripta747 e Caterina Avataneo e presentata nell’ambito di EXPOSED Torino Photo Festival. L’intervento, visitabile fino al 2 giugno, sovrappone frammenti visivi come strati di sedimento. Al centro dell’opera cinque ragazzi si muovono sotto un cavalcavia, in un ambiente che oscilla tra il quotidiano e il soprannaturale, tra la concretezza dell’asfalto e una dimensione quasi spettrale. L’opera, originariamente commissionata dalla Tate Britain, si basa sulla ricostruzione in scala 1:1 di un cavalcavia della M53, che viene qui trasposta in una sequenza non lineare, come memoria che affiora per frammenti. Accanto a questi materiali si inseriscono le rielaborazioni digitali del Nebuchadnezzar di Blake, il re babilonese punito per la sua hybris e condannato a strisciare sulla terra come una bestia. Attraverso l’intelligenza artificiale, l’incisione settecentesca si dissolve e si ricompone, diventando un’allegoria del digitale intesa come grande deposito dove street culture e simbolismo mistico si intrecciano.
I graffiti del parcheggio non sono sfondo: entrano nell’opera come elementi attivi, segni di un luogo di transito dove l’identità collettiva si forma nell’ombra, lontano dai circuiti ufficiali. È una topografia che Leckey conosce profondamente. Cavalcavia, sottopassi, luna park, parcheggi: le infrastrutture periferiche appartengono tanto alla sua biografia quanto a un immaginario generazionale condiviso. Sono spazi liminali, soglie dove il quotidiano si apre a dimensioni impreviste, dove il campionamento e la ricomposizione — pratiche centrali nel lavoro dell’artista — rivelano la capacità del digitale di far riemergere visioni arcaiche come apparizioni tremolanti.