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Torino Artscape: GAM Torino

3 Aprile 2026 Journal News

Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.

Il secondo appuntamento è dedicato alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

 

Linda Fregni Nagler. Anger Pleasure Fear

Fino al 12.04.2026

Due lunghe teche di nove metri ospitano 997 dagherrotipi, carte de visite e tintypes realizzati tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento. Ritraggono bambini molto piccoli, spesso neonati, in braccio a delle madri avvolte da dei drappi scuri: presenze occultate, sottratte allo sguardo e alla sensibilità di chi osserva. Organizzate in gruppi, queste immagini restituiscono, almeno in parte, il ruolo della donna nella società a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

L’installazione The Hidden Mother, presentata per la prima volta alla 55. Biennale di Venezia del 2013 curata da Massimiliano Gioni, è la protagonista di una delle sale principali della mostra Anger Pleasure Fear di Linda Fregni Nagler (Stoccolma, 1976). Questa prima antologica italiana dedicata all’artista svedese è a cura di Cecilia Canziani e sarà visitabile fino al 12 aprile 2026 presso la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Nell’isolare e conservare frammenti del visibile, Fregni Nagler riflette sulla materialità della fotografia, intrecciando collezionismo, ricerca e narrazione. Le sue opere testimoniano non solo ciò che mostrano, ma anche i modi in cui, nel tempo, si è guardato al mondo, diventando luogo di riflessione, memoria e immaginazione.

Il percorso espositivo si articola attraverso diverse serie fotografiche, realizzate nell’arco di oltre vent’anni e spesso derivate dalla cronaca, in cui le immagini vengono isolate e sottratte al loro contesto originario. A emergere con particolare forza è però il nucleo inedito concepito per questa occasione, dedicato al Mensur, duello rituale delle confraternite studentesche in Germania: qui le cicatrici, segni di coraggio e appartenenza, si trasformano in tracce ambigue di una violenza senza scopo che dal Novecento continua a interrogare il presente.
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Installation view "Pleasure Fear", Linda Fregni Nagler. GAM Torino. Ph: Luca Vianello, Silvia Mangosio
Installation view "Pleasure Fear", Linda Fregni Nagler. GAM Torino. Ph: Luca Vianello, Silvia Mangosio
Installation view "Pleasure Fear", Linda Fregni Nagler. GAM Torino. Ph: Luca Vianello, Silvia Mangosio
Installation view "Pleasure Fear", Linda Fregni Nagler. GAM Torino. Ph: Luca Vianello, Silvia Mangosio

 

 

 

Lothar Baumgarten. Culture–Nature

Fino al 12.04.2026

Nella penombra della Videoteca della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino ci si immerge nella natura rigogliosa del Venezuela, tra i bacini dell’Orinoco e del Rio delle Amazzoni. La vita della comunità indigena degli Yãnomãmɨ è raccontata in un film in sei capitoli di Lothar Baumgarten, artista scomparso nel 2018, a cui è dedicata la mostra Culture Nature, a cura di Chiara Bertola con Virginia Lupo, visitabile fino al 12 aprile 2026.

Baumgarten è stato una delle figure più rilevanti dell’arte concettuale della seconda metà del Novecento, noto per aver intrecciato la ricerca estetica con una riflessione antropologica ed ecologica. Attraverso fotografia, film e installazione, il suo lavoro indaga i modi in cui le culture vengono osservate, rappresentate e spesso fraintese, portando alla luce saperi marginalizzati e interrogando lo sguardo occidentale.

La mostra attraversa diverse fasi della sua pratica, soffermandosi in particolare sull’uso della fotografia come strumento di osservazione e costruzione del reale. La serie Culture–Nature (1968–1972), da cui l’esposizione prende il titolo, raccoglie interventi effimeri realizzati in spazi aperti, dove elementi naturali e gesto artistico si intrecciano in forme temporanee. In apertura, Arché accoglie il visitatore come esempio di scultura effimera e rappresenta uno Shapono, la struttura abitativa tradizionale degli Yãnomãmɨ, ricoperta da piume di pappagallo Ara, introducendo fin da subito uno dei nuclei centrali della ricerca di Baumgarten.
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Installation view "Culture Nature", Lothar Baumgarten, GAM di Torino. Ph: Studio Gonella
Installation view "Culture Nature", Lothar Baumgarten, GAM di Torino. Ph: Studio Gonella
Installation view "Culture Nature", Lothar Baumgarten, GAM di Torino. Ph: Studio Gonella
Lothar Baumgarten, Schwan/Leda, 1970. Courtesy Galleria Franco Noero e Lothar Baumgarten Estate

 

 

 

Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni

Fino al 12.04.2026

La sagoma di un corpo nudo e infreddolito giace dormiente ai piedi di un tripudio di stelle. Il cielo blu fa da sfondo alla Via Lattea, lucente grazie all’olio sulla tela. L’opera del 1914 di Felice Casorati dialoga con un centinaio di lavori che caratterizzano la mostra “Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni” presentata alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e visibile fino al 12 aprile 2026. Curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato, la mostra ripercorre la rappresentazione del notturno in arte tra l’inizio del XVII secolo e la contemporaneità.
Articolata in 14 sale e costruita per nuclei tematici che seguono anche un andamento storico, l’esposizione evidenzia come la notte sia stata, nei secoli, un ambito privilegiato di ricerca artistica, tra sperimentazione tecnica, osservazione del reale e tensione poetica. Il percorso si fonda sulla costante oscillazione tra ragione e sentimento, rendendo il notturno uno spazio ambiguo, sospeso tra conoscenza e immaginazione.
L’incipit è affidato al Sidereus Nuncius (1610) di Galileo Galilei, le cui osservazioni segnarono una svolta radicale nella comprensione del cielo. Nel susseguirsi delle sale si delineano le trasformazioni della sensibilità artistica: dalle vedute ottocentesche, in cui l’attenzione al dato reale si intreccia con le prime suggestioni romantiche, fino alle atmosfere sospese e stranianti del primo Novecento. Tra interpretazioni mitiche e cosmiche del secolo scorso si approda infine a una riflessione più drammatica: la notte viene evocata come metafora della storia e dei suoi momenti più oscuri. Le opere di Francisco Goya e Pablo Picasso chiudono la mostra e riconducono così il visitatore a una riflessione intensa e attuale, in cui l’oscurità del cielo si sovrappone a quella dell’esperienza umana.
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Installation view "Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni", GAM Torino. Ph: Giorgio Perottino
Installation view "Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni", GAM Torino. Ph: Giorgio Perottino
Installation view "Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni", GAM Torino. Ph: Giorgio Perottino
Installation view "Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni", GAM Torino. Ph: Giorgio Perottino

 

 

 

Elisabetta Di Maggio. Frangibile

Fino al 12.04.2026

Due grandi ali di libellula, lucenti e dorate, emergono dalla parete bianca e accolgono il visitatore al primo piano della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino che fino al 12 aprile 2026 ospita Frangibile, un’ampia antologica di Elisabetta Di Maggio (Milano 1964), a cura di Chiara Bertola e Fabio Cafagna.

Di fronte alle due ali sottili, intagliate, apparentemente fragili ma di acciaio galvanizzato, l’incanto è immediato: la precisione e la delicatezza del suo lavoro catturano lo sguardo, ipnotizzano. La stessa Di Maggio scrive: “Le ali delle libellule hanno una struttura membranosa, con un disegno complesso che ricorda le vetrate delle cattedrali, ma anche lo scheletro strutturale di una foglia”. Notiamo così le membrature e i dettagli dell’intaglio, carattere peculiare della sua pratica artistica.

Il gesto manuale, paziente e delicato, di vocazione femminile, il suo “fare a mano” assecondando la tradizione artigiana, è fondativo di tutta la sua opera. Allo stesso modo, il rapporto con i materiali si fa motore trainante e la spinge a esplorarli e a trasformarli con un approccio empirico e sperimentale. Di Maggio studia, osserva e mima la natura al punto di poter definire il suo lavorare “organico”.

Distribuite nelle sei sale della mostra, le sue opere sono così pareti di carta velina di dimensioni ambientali finemente incise a mano, saponi di Marsiglia scavati con il bisturi a formare mappe di grandi agglomerati urbani, mosaici di vetro e micromosaici di cera che si posano su fragili e aerei supporti, porcellane sottili come fogli di carta in un equilibrio tra astrazione e figurazione, tra naturale e artificiale.

Elisabetta Di Maggio riflette su natura e tempo, interrogando il nostro esistere come parti fragili di un sistema più ampio, sospeso tra bellezza e precarietà.
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Installation view "Frangibile", Elisabetta Di Maggio, GAM Torino. Ph: Giorgio Perottino
Installation view "Frangibile", Elisabetta Di Maggio, GAM Torino. Ph: Nicola Morittu
Installation view "Frangibile", Elisabetta Di Maggio, GAM Torino. Ph: Giorgio Perottino
Elisabetta Di Maggio, Annunciazione #03, 2025. Archivio Elisabetta Di Maggio. Ph: Nicola Morittu. Courtesy Galleria Christian Stein, Milano

 

 

 

Davide Sgambaro. L’intruso

Fino al 12.04.2026

Davide Sgambaro è l’artista Intruso di questa Terza Risonanza, invitato a dialogare con l’attuale stagione espositiva della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Durante ogni ciclo di mostre, l’intrusione di un artista o curatore è necessaria per forzare gli equilibri rassicuranti del percorso museale, mettendone in discussione la canonica interpretazione cronologica. L’intrusione rappresenta l’occasione per elaborare una personale visione dell’organo espositivo museale, grazie ad interventi imprevisti e visioni inaspettate.

Durante questa Risonanza, che si concluderà il 12 aprile 2026, Davide Sgambaro presenta due interventi: il primo in un’area di passaggio al secondo piano, l’altro all’interno della Sala del Riposo al secondo piano.
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Davide Sgambaro, Goosebumps. Ph: Gianluca Minuto
Davide Sgambaro, No more blue tomorrows (Spit). Performer: Ilaria Quaglia. Ph: Studio Gonella
Davide Sgambaro, Tonight, Performance. Ph: Gianliuca Minuto
Davide Sgambaro, Tonight. Ph: Gianliuca Minuto
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