Torino Artscape è la rubrica di Artissima che racconta le mostre in corso nelle principali istituzioni di arte contemporanea della città: un appuntamento fisso per scoprire i programmi espositivi, le visioni curatoriali e le espressioni artistiche più interessanti che animano la scena contemporanea torinese. Torino Artscape è un invito a esplorare Torino come punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati d’arte, capace di offrire stimoli e qualità culturale durante tutto l’anno.
Questo nuovo appuntamento è dedicato alla mostra Metamorphosis presso gli spazi di Mucho Mas!, Witty Books, Quartz Studio, ALMANAC, Cripta747 e Jest.
Metamorphosis è una mostra collettiva, curata da Giangavino Pazzola e parte del programma di EXPOSED, che presenta le opere di sei artisti internazionali, selezionati dalla piattaforma europea FUTURES Photography, con il sostegno di CAMERA Torino. L’esposizione esplora la metamorfosi come processo di cambiamento personale, sociale e ambientale, offrendo una lettura articolata delle trasformazioni del presente.
Hypersea. Claudia Amatruda – Mucho Mas!
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Fino al 30.05.2026
Negli spazi di Mucho Mas!, Claudia Amatruda presenta alcune delle opere che compongono Hypersea, un progetto pluriennale che invita gli spettatori ad una riflessione non solo sul corpo dell’artista, ma anche sul proprio. Attraverso immagini, video e sculture, l’artista costruisce un ecosistema visivo coerente che riporta il corpo al centro, sottraendolo alla sua progressiva smaterializzazione e rendendolo terreno di indagine critica e sensibile. Rifacendosi al concetto di margine come spazio di resistenza, Amatruda apre a immaginari speculativi in cui l’umano si ibrida con l’animale e il tecnologico.
In mostra, Cyborg Self-portrait n.2 e Wheel Chair instaurano un dialogo con il video performativo Operation Theatre (O.T.) n.2, componendo un dispositivo immersivo in cui suono, oggetto e immagine ridefiniscono la percezione del corpo come sistema instabile. L’acqua, matrice simbolica del progetto, diventa principio generativo e connettivo: attraverso l’idea di Hypersea, il corpo emerge come estensione dinamica dell’oceano, suggerendo una prospettiva “più che umana” e una nuova ecologia delle relazioni.
The Dice Man. Máté Bartha – Witty Books
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Fino al 2.06.2026
The Dice Man di Máté Bartha nasce come un attraversamento intimo e visionario di Budapest, in bilico tra memoria e presente. Il progetto tenta di ricomporre la distanza tra la città cristallizzata dell’infanzia — sospesa, quasi irreale — e la metropoli contemporanea, concreta e disordinata, affidandosi a un processo che intreccia caso, immaginazione e ricerca visiva. Al centro, il desiderio di ritrovare tracce perdute: non solo nei luoghi, ma nelle pieghe invisibili del vissuto.
Tra sogni, archivi personali e derive notturne, il cammino diventa un dispositivo di riappropriazione esistenziale: un modo per attraversare l’assenza, negoziare il trauma e riscrivere il proprio rapporto con il tempo e lo spazio. Inserito nella mostra diffusa Metamorphosis, il lavoro si configura così come un rituale contemporaneo, dove il vagabondare si fa gesto trasformativo e apertura verso nuove forme di appartenenza.
Otherworlds. Anna Orlowska – Quartz Studio
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Fino al 2.06.2026
Otherworlds indaga la storia personale dell’artista e sulla sua famiglia, ma anche il racconto di un viaggio sospeso tra realtà e finzione, tra quotidiano e onirico. In questo spazio di confine, passato e presente convivono in parallelo, intrecciandosi attorno al villaggio slesiano di Sandowitz, oggi Żędowice, luogo a cui si lega la memoria di più generazioni. Al centro di questo microcosmo si trova un mulino ottocentesco, un tempo mosso dalle acque del fiume Mała Panew, insieme alla comunità del villaggio ormai scomparsa. Orłowska restituisce così un paesaggio mitico, fatto di racconti tramandati, cicli naturali e antiche tecnologie “analogiche”, in cui l’ingegno umano si adatta alle necessità della vita. Nelle opere, il rosso diventa materia narrativa: deriva dai depositi di ferro del territorio e accompagna la trasformazione delle fotografie su tessuto, immerse in sospensioni ferrose che ne mutano la superficie. Attraverso tagli, cuciture, pieghe e stratificazioni, il medium fotografico si apre a una nuova forma, tra immagine, materia e memoria.
(After) All things laid dormant. Benedetta Casagrande – ALMANAC
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Fino al 15.05.2026
(After) All things laid dormant raccoglie gli esiti più recenti della ricerca di Benedetta Casagrande, sviluppata negli ultimi anni attorno a una pratica biocentrica che interroga le forme di vita più-che-umane e le relazioni interspecifiche in un contesto di crisi ambientale. La fotografia, per l’artista, diventa un campo di trasformazione e scambio, un processo aperto fatto di contaminazioni materiali e incontri, situato al crocevia tra arte ed ecologia.
Parte delle immagini in mostra sono il risultato di sperimentazioni con chimiche a bassa tossicità, ottenute da piante raccolte nel territorio circostante, mentre le sculture in ceramica sono placcate con argento recuperato dai residui della stampa analogica. In questo sistema di relazioni, la pratica artistica si configura come un gesto di restituzione, attivando una micro-economia circolare in cui materia, ambiente e immagine si rigenerano reciprocamente.
Ada Zielińska – Cripta747
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Fino al 10.05.2026
Zielińska esplora la distruzione come forza generativa — non come spettacolo, ma come processo da cui emergono tensione, bellezza e trasformazione. Lavorando sia con eventi catastrofici inscenati che reali, l’artista considera il crollo come una struttura estetica, creando ambienti altamente controllati.
Die Verwandlung. Yana Wernicke – Jest
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Fino al 2.06.2026
Die Verwandlung di Yana Wernicke indaga la metamorfosi come soglia tra identità, natura e memoria collettiva. Nei contesti rurali della Germania, antichi rituali legati al Carnevale e alla Pentecoste vedono gli uomini travestirsi con costumi realizzati con materiali naturali raccolti nell’ambiente circostante — foglie, paglia, rami — dando vita a figure arcaiche come l’Orso di Paglia, l’Uomo Foglia o il Re di Pentecoste. Wernicke si concentra proprio su questo momento di passaggio, in cui il corpo maschile non rappresenta soltanto sé stesso, ma si fa veicolo di forze più ampie, quasi un tramite tra umano e naturale. La natura non appare come semplice sfondo, bensì come presenza viva che riemerge incarnata. Nel gesto condiviso della vestizione, nella cura dei materiali e nella collaborazione fisica tra gli uomini, affiora una dimensione intima e vulnerabile, in cui il rito sopravvive attraverso il contatto e la ripetizione.